Musica delle Canarie: tradizioni, strumenti e Tenerife

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La musica delle Canarie è un meticciato sonoro unico in Europa: la stessa posizione dell’arcipelago, isolato nell’Atlantico tra Spagna, Africa occidentale e America Latina, ha prodotto una tradizione musicale in cui convivono ritmi andalusi, melodie portoghesi, percussioni di derivazione subsahariana e schemi di danza arrivati con i ritorni dall’emigrazione cubana e venezuelana. Il risultato è un repertorio che si riconosce dopo poche battute, costruito attorno a uno strumento — il timple — che da solo basta a identificare l’intero arcipelago.

Il timple, strumento simbolo delle Canarie

Il timple è una piccola chitarra a cinque corde, alta venti-trenta centimetri, con il dorso bombato come una mandola e un suono cristallino e percussivo, vagamente simile a un ukulele ma più nasale. Le sue origini sono ancora discusse: alcuni studiosi lo collegano alla chitarra battente meridionale italiana, altri al cavaquinho portoghese, altri ancora al guitarrillo cubano. La verità è probabilmente un incrocio di tutte e tre, sedimentato nei secoli grazie ai traffici marittimi che hanno fatto delle Canarie un nodo atlantico permanente fin dal XV secolo.

Lo strumento si suona sia rasgueado, con la mano destra che strimpella come in una chitarra flamenca, sia punteado, pizzicando le singole corde per produrre melodie veloci e ornate. Maestri come José Antonio Ramos e Benito Cabrera lo hanno trasformato da semplice strumento di accompagnamento popolare a strumento solistico da concerto, portandolo in sale da camera e festival jazz internazionali.

I canti e le danze tradizionali

Il repertorio popolare canario poggia su tre forme principali. L’isa è la più allegra e ballabile, una danza di coppia in tempo veloce che ricorda la jota aragonese ma in una versione più morbida e marittima. La folía è invece lenta e malinconica, derivata dalla folia portoghese del Cinquecento e cantata su versi di amore e nostalgia. La malagueña canaria, da non confondere con l’omonima andalusa, è un canto solenne in tempo libero, eseguito a una sola voce con accompagnamento di timple e chitarra.

A queste si aggiungono i ranchos de pascuas e i ranchos de ánimas, gruppi che tra dicembre e gennaio percorrono i villaggi cantando di porta in porta, eredità di pratiche medievali sopravvissute solo qui e in poche zone della Galizia. Le parrandas, infine, sono riunioni musicali informali, spesso notturne, in cui amici e vicini si trovano a cantare e suonare senza programma né pubblico: una pratica così radicata che molti gruppi folkloristici contemporanei conservano ancora il nome di parranda nella propria denominazione ufficiale.

La tradizione musicale dell’isola di Tenerife

Tra le sette isole dell’arcipelago, l’isola di tenerife è quella che ha generato il maggior numero di formazioni e istituzioni musicali di rilievo. Los Sabandeños, fondati a La Laguna nel 1966, sono il gruppo folkloristico canario più conosciuto al mondo: hanno registrato oltre cinquanta album, hanno portato la musica tradizionale dell’arcipelago in tournée internazionali, e sono stati determinanti nella riscoperta accademica del repertorio antico. La loro collaborazione con Lluís Llach negli anni Settanta è considerata uno dei vertici della musica popolare iberica del secondo Novecento.

Sempre a Tenerife operano formazioni storiche come Mestisay e Taburiente, accanto a numerose rondallas e parrandas che mantengono viva la pratica del canto a più voci. La Laguna, antica capitale dell’isola e sito UNESCO, ospita inoltre il Conservatorio Superiore di Musica delle Canarie, nato come continuazione della scuola di musica fondata in città nel 1855, una delle più antiche di Spagna.

Sul fronte della musica colta, l’Auditorio Adán Martín di Santa Cruz — l’edificio bianco a forma di onda disegnato da Santiago Calatrava e affacciato sull’Atlantico — è la sede principale dell’Orchestra Sinfonica di Tenerife e una delle tappe del Festival Internacional de Música de Canarias, che ogni gennaio porta sull’isola direttori e solisti di prima grandezza. È un’infrastruttura culturale di livello europeo che ha pochi paragoni a queste latitudini.

Le murgas del Carnevale di Santa Cruz

Discorso a parte meritano le murgas, gruppi corali satirici che ogni febbraio animano il Carnevale di Santa Cruz de Tenerife. Una murga è composta da quaranta-cinquanta voci miste accompagnate da kazoo, percussioni e fiati, e canta testi originali — sempre scritti per l’occasione — che mettono alla berlina i fatti politici e sociali dell’anno appena trascorso. La competizione tra murgas, che si protrae per diverse serate al Recinto Ferial, è uno spettacolo unico nel suo genere: i testi sono in spagnolo canario fitto di doppi sensi e riferimenti locali, ma la potenza vocale e l’inventiva metrica si apprezzano anche senza capire ogni parola. È, in piccolo, la versione tinerfegna delle murgas uruguaiane, ulteriore traccia del legame storico tra l’arcipelago e l’America del Sud.

Dalla tradizione alla scena contemporanea

La musica canaria contemporanea ha imboccato negli ultimi vent’anni due direzioni parallele. Da un lato la fusione tra timple e linguaggi jazz, pop, world ed elettronici, con artisti come Pedro Guerra — cantautore tinerfegno tra i più ascoltati in Spagna — e Olga Cerpa. Dall’altro il consolidamento delle istituzioni accademiche e dei festival, sempre più orientati a comunicare la propria offerta a un pubblico internazionale.

In questo secondo ambito, la sfida non è più soltanto musicale ma anche infrastrutturale e comunicativa. Le accademie, i conservatori e gli enti culturali che mantengono viva la tradizione operano oggi in un contesto in cui la valorizzazione digitale del patrimonio musicale è diventata tanto importante quanto la qualità delle esecuzioni stesse: senza una proiezione online coerente, anche il repertorio più ricco rischia di restare invisibile a chi lo cerca. È un capitolo nuovo, e in parte ancora da scrivere, nella lunga storia sonora dell’arcipelago.